Ad anni di distanza, emerge un clamoroso retroscena sui motivi che hanno spinto il giocatore a rifiutare l’offerta dei nerazzurri
Gli incredibili ed infiniti aneddoti del calciomercato. Non ci si stanca davvero mai di andare a scavare, tanto nelle trattative ancora possibili, quanto in quelle sfumate anni fa, i retroscena e i segreti di affari magari mai conclusi. Di cessioni e partenze che avrebbero cambiato il corso degli eventi per i due club coinvolti nella transazione. La letteratura in merito è così ampia che appare riduttivo perfino citare un solo episodio che simboleggi il tutto.
Ci sono però casi che meritano un approfondimento a parte. È di appena tre mesi fa il racconto di Rabah Madjer sul suo mancato arrivo alla corte dell’allora allenatore della Beneamata Giovanni Trapattoni.
Due settimane dopo la firma del contratto – parliamo dell’estate 1988 -, l’Inter aveva riscontrato un problema fisico (emerso durante le visite mediche di rito) sul giocatore, annunciando ufficialmente la risoluzione dell’accordo a causa di questo infortunio cronico.
Il club milanese sfruttò una clausola secondo cui un infortunio rilevato durante le visite avrebbe permesso di annullare il trasferimento. L’algerino, protagonista del famoso ‘Tacco di Allah‘ nella finale dell’allora Coppa dei Campioni contro il Bayern Monaco, se ne tornò a casa. Senza mai vestire la maglia nerazzurra.
Oggi, ai microfoni del portale inglese ‘Teamtalk.com‘, è stato il turno di Giorgi Kinkladze, centrocampista offensivo georgiano attivo dalla fine degli anni ’80 ai primi anni 2000, spiegare perché non arrivò mai a giocare nell’Inter. Che pure lo aveva seguito con grande interesse all’epoca della sua militanza nel Manchester City, tra il 1995 e il 1998.
Intendiamoci, non era certo il City dell’epoca moderna, quello che – al di là della crisi degli ultimi mesi – ha vinto Premier League, Champions League, FA Cup e chi più ne ha più ne metta. Durante la sua permanenza nella parte blu di Manchester arrivarono infatti ben due retrocessioni. Che fecero sprofondare il club in terza divisione. Eppure il georgiano resistette alle lusinghe provenienti da Celtic, Barcellona e Inter, naturalmente.
“Amavo così tanto il club e i tifosi che non ho mai avuto ripensamenti. Ho deciso di restare e ne vado fiero. Mi piaceva giocare per il City e ogni volta che ho del tempo libero torno ancora qui. Sono passati quasi 30 anni da quando giocavo per il City, nel 1995, ma qui ricevo sempre un caloroso benvenuto“, ha esordito l’ex giocatore.
“Non mi sono mai sentito uno straniero, è la mia seconda casa e ne sono davvero, davvero felice“, ha concluso Kinkladze spiegando i motivi che lo spinsero a rimanere anche scendendo di ben due categorie. Chapeau.
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