Un nuovo record: a batterlo un giocatore già in mano all’Inter, ma i tifosi non sembrano del tutto entusiasti
I numeri sembrano dire che il club nerazzurro abbia fatto bene a puntare 14 milioni più 2 di bonus per un giovane centrocampista assai quotato in patria ma praticamente sconosciuto in Europa. L’ultima sua uscita, con la maglia della Nazionale croata, lo ha visto battere un record, già di per sé impressionante.
Parliamo del classe ’03 bosniaco naturalizzato croato Petar Sucic, in campo 120′ nella sfida contro la Francia. Durante la gara, il ragazzo ha battuto il connazionale Brozovic in un particolare record di campo.
Petar Sucic vs France 🇭🇷
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— Uncle Sharma 🎙️ (@RSharmzz) March 24, 2025
In Croazia ora lo chiamano “instancabile”, e a ragione: contro la Francia, Sucic, nonostante si sia or ora ripreso da un gravissimo infortunio, ha stupito tutti con una prestazione di corsa a tutto campo, grazie alla quale ha battuto il record della propria Nazionale per distanza percorsa, superando appunto l’ex Inter Marcelo Brozovic. Il record di Brozo risaliva al 2022, e a una sua “epica” prestazione contro il Giappone: in quella gara, il regista percorse 16,7 chilometri.
Il record soffiato a Brozovic: quasi 17,5 chilometri in una gara
Ebbene, contro la Francia, Sucic ha stabilito un nuovo record per la nazionale croata, percorrendo 17,493 chilometri in 120′. Quasi un chilometro in più di Brozovic (che però accumulò il suo score stratosferico in poco più di 90′).
Al di là del record, la notizia buona per l’Inter è che Petar Sucic è tornato fisicamente pronto a dare tutto sé stesso in campo. Si è quindi già lasciato alle spalle l’infortunio del 15 novembre scorso: uno stop preoccupante. Si fece male sempre in una gara di Nations Leauge, contro la Scozia, rimediando una frattura al metatarso che, in pratica, lo ha tenuto fuori fino al 22 febbraio.
Alla Dinamo Zagabria, al suo ritorno, ha trovato in panchina Cannavaro, che lo ha subito rischierato titolare, affidandogli il compito di guidare il centrocampo. Il mancino sembra ancora caldo, e la tenuta fisica non sembra aver risentito del lungo stop. Il ragazzo è dunque tornato integro. Ed è questa la notizia più importante per l’Inter.
Come gioca davvero Sucic
La partita della Croazia contro la Francia non può essere interpretata come prestazione manifesto del nuovo acquisto nerazzurro. Innanzitutto, il ragazzo viene da un lunghissimo infortunio, inoltre l’intera sua squadra ha sofferto troppo l’iniziativa dei transalpini, giocando un calcio più reattivo che propositivo. Da metà del secondo tempo in poi, Sucic ha praticamente giocato da attaccante aggiunto.
Ma qual è il suo vero ruolo? Nella Dinamo gioca come interno multitasking. Talvolta viene schierato anche come mediano. Per caratteristiche fisiche Sucic è una mezzala capace di giocare sia a sinistra che a destra. Mentre non sembra tecnicamente portato per lavorare come regista.
Abbiamo a che fare con un giovane roccioso, con grande ritmo ma senza vistose qualità tecniche. Sa giocare a tutto campo, è bravo nell’inserirsi e nel chiudere, ma non è certo un Brozovic o un Modric. Nel caso, assomiglia più a Pasalic.
Baturina: un altro croato all’Inter?
Sembra che i nerazzurri siano da tempo interessati anche a un altro croato: il centrocampista della Dinamo Zagabria Martin Baturina. Ausilio, secondo più fonti, avrebbe nei mesi scorsi invitato degli osservatori a osservare il ventiduenne.
Baturina è già considerato uno dei prospetti più entusiasmanti del calcio croato. Ha visione di gioco, ottima tecnica, facilità di creazione di azioni pericolose e personalità. Non stupisce, dunque, che abbia già da tempo attirato l’attenzione di tanti club europei. Qualche giorno fa, BalkansSports ha citato l’Inter come squadra attualmente più vicina a Martin.
Da un punto di vista tecnico, sembra esserci già un abisso fra Baturina e Susic. Ma l’Inter è andata decisa sul secondo. Perché? Forse, perché per il calcio italiano Sucic appare già più strutturato. Potrebbe diventare un centrocampista di sostanza utile anche a occupare spazio e fare da diga. Una cosa che Inzaghi rimpiange dai tempi di Gagliardini.