Bastoni spiazza tutti: “Buttato nel dimenticatoio, la guerra per andar via”

Ogni giocatore riconosce nella sua carriera la presenza di un maestro: un allenatore capace di plasmarne il gioco e lo stile

Cresciuto nelle giovanile dell’Atalanta, oggi è riconosciuto come uno dei centrali più forti del mondo. E deve di certo questa sua reputazione anche all’attuale tecnico Simone Inzaghi. Da subito importante per l’Inter, già a vent’anni è diventato un imprescindibile. Che fosse forte lo si era capito tanti anni fa.

Bastoni
Bastoni spiazza tutti: “Buttato nel dimenticatoio, la guerra per andar via” (Ansa) – interlive.it

A diciassette anni, riusciva già a farsi notare, per fisico, personalità e piede. Prima del trasferimento a Milano per una cifra assai alta, nell’Atalanta era uno dei tanti giovani lanciati da Gasperini, molti dei quali, dopo aver lasciato Bergamo, si sono persi o svalutati nel giro di un anno o due. Ad Alessandro Bastoni, le cose, sono andate diversamente. Oltre a essersi confermato, passando dall’Atalanta all’Inter, il centrale mancino di Casalmaggiore, è cresciuto sotto tutti i punti di vista.

Gasperini lo fece esordire da professionista il 30 novembre 2016, appena diciassettenne anni, in Coppa Italia contro il Pescara. In Serie A debuttò a gennaio 2017, contro la Samp. Chiuse poi quella stagione con tre presenze. L’Inter volle acquistarlo e farlo trattenere in prestito alla Dea. Nel 2018 andò a giocare in prestito a Parma. Dal 2019, per volontà di Conte, è stato aggregato alla prima squadra nerazzurra.

Ai microfoni del podcast Supernova del tifoso interista Alessandro Cattelan, Alessandro Bastoni ha parlato del suo rapporto con Gian Piero Gasperini. Ovvero con il tecnico che lo ha fatto esordire da professionista nell’Atalanta.

Bastoni sconfessa Gasperini: “Non è lui il mio maestro

Cattelan ha chiesto a Bastoni chi è stato il suo Pippo Baudo, ovvero colui che lo ha scoperto e lanciato come calciatore. E subito dopo la domanda ha suggerito anche la risposta “Conte?“. Bastoni ha articolato più estesamente il suo pensiero. “Chi mi ha fatto esordire in primis è stato Gasperini, ma dopo l’esordio mi ha buttato nel dimenticatoio. Avevo fatto molto bene, avevamo vinto 1-0 contro la Samp di Muriel, Skriniar, Quagliarella, era una Sampdoria forte. Però poi… buttato là“.

Bastoni intervistato da Cattelan
Bastoni sconfessa Gasperini: “Non è lui il mio maestro” (Instagram) – interlive.it

Sono cose personali degli allenatori, sono cose che fanno loro, loro valutazioni“, ha continuato il difensore nerazzurro, “io avevo diciassette anni e non potevo permettermi di dire una parola. Andar via dall’Atalanta in quel momento è stata la mia salvezza”.

Il vero Pippo Baudo è stato Conte“, ha spiegato Bastoni. E ribadendo un concetto già espresso in passato ha raccontato che, all’inizio, non voleva rimanere all’Inter per fare la riserva. “Ho fatto le guerre per andar via: c’erano Skriniar, de Vrij, Godin. E mi sono detto: quando gioco? Avevo vent’anni e volevo solo giocare. Conte mi ha detto che sarei restato e che avrei giocato“.

Il giudizio su Inzaghi

In passato, Bastoni aveva definito Gasperini come un maestro molto importante nella sua vita professionale. Ma aveva anche spiegato questo suo rispetto nei confronti dell’allenatore della Dea ricordando quanto sia in generale raro per un tecnico convocare in prima squadra un ragazzo di sedici anni.

Inzaghi abbraccia Alessandro Bastoni
Il giudizio su Inzaghi (Ansa) – interlive.it

Dunque, Bastoni gli ha sempre riconosciuto il coraggio di aver puntato su un ragazzino e il merito di averci creduto. Forse ancor prima del giocatore stesso. Ma il vero maestro calcistico per il difensore è stato Conte. E su questo ci sono pochi dubbi.

 

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Con il salentino in panchina, Bastoni ha compiuto il salto di qualità e ha acquisito una mentalità vincente. Entrato nelle rotazioni della prima squadra, ha tolto la maglia da titolare a un certo Godin. E da lì la sua crescita non si è più arrestata.

E su Inzaghi? Bastoni, sempre con Cattelan, ha lodato il suo attuale allenatore: “Inzaghi è come se fosse il ventiseiesimo calciatore. Ci puoi parlare, chiaramente mantenendo le distanze allenatore-giocatore, ma come carattere e inserimento nel gruppo è uno di noi. Capisce le dinamiche di uno spogliatoio. Si sente ancora un calciatore… quando Pavlidis era arrivato a quattro goal in una partita tremava perché ci teneva al record di cinque…

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